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Ultimo giorno di scuola nel caos: quando la goliardia giovanile supera il limite

2026-06-11 06:00

Valerio Saitta

Apertura, attualità,

Ultimo giorno di scuola nel caos: quando la goliardia giovanile supera il limite

Vernice, uova, musica alta. A Catania all'uscita di alcuni istituti sono dovute intervenire le forze dell'ordine per regolarizzare il traffico

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Ogni anno la scena si ripete. Due giorni fa è stato l'ultimo giorno di scuola e centinaia di studenti al suono della campanella finale hanno festeggiato come di consueto in un modo che ricorda molto il weekend di carnevale.

All'uscita degli istituti gavettoni, pistole ad acqua, bottiglie stappate, scherzi, travestimenti fanno da anni da cornice un po' in tutte le città d'Italia.

Fin qui nulla di male, siamo stati tutti ragazzi e un po' di sana goliardia fa parte dell'adolescenza. Inoltre terminare un percorso di studi rappresenta una tappa importante, soprattutto per chi si affaccia all’età adulta, e quindi è giusto festeggiare.

Il problema è che quest'anno davanti ad alcune scuole si è superato il limite e un momento di festa si è talvolta trasformato in un evento capace di incidere concretamente sulla vita della città.

 

Catania bloccata in certe zone

 

A Catania si è dovuti arrivare a chiamare le forze dell'ordine. Nelle aree attorno agli istituti Cutelli, Boggio Lera e Principe Umberto, la concentrazione di studenti ha generato situazioni di forte congestione, con rallentamenti alla viabilità e difficoltà nella gestione degli spazi pubblici.

 

Vi erano tantissimi scooter in sosta irregolare e molti ragazzi hanno effettuato attraversamenti improvvisati sui marciapiedi che hanno reso necessario l’intervento della Polizia Locale per garantire almeno un livello minimo di sicurezza e fluidità del traffico. 

Polizia che è stata però anche “vittima” dell'esaltazione collettiva. Come si vede dalle immagini della vernice che i ragazzi si lanciavano è finita anche nell'auto di servizio.

 

Dai gavettoni agli eventi virali: come è cambiata la festa

 

Oggi, complice la pressione costante dei social network, tutto sembra dover essere amplificato. 

 

Secchi di vernice, bottiglie stappate in strada, uova, musica ad alto volume e raduni sempre più numerosi sono diventati parte di una scenografia costruita non soltanto per essere vissuta, ma soprattutto per essere mostrata. 

 

La celebrazione lascia il posto alla rappresentazione della celebrazione. È una trasformazione che racconta molto del tempo che stiamo vivendo. 

 

Nell’epoca della visibilità permanente, l’esperienza sembra acquisire valore solo nella misura in cui viene condivisa, commentata e rilanciata online. 

 

Così anche un momento che dovrebbe conservare una dimensione personale e collettiva finisce per essere trascinato nella logica dell’esibizione. 

 

Non basta più festeggiare: bisogna farlo in modo eclatante, visibile, potenzialmente virale.

 

Il problema non è la festa, ma la perdita del limite

 

Ridurre il dibattito a una contrapposizione tra giovani e adulti sarebbe però un errore. Il vero tema è un altro: il rapporto sempre più fragile con il concetto di limite. 

 

Una parte delle nuove generazioni sembra crescere in un contesto culturale in cui tutto deve essere esasperato, amplificato e portato all’estremo. 

 

Non esistono più le mezze misure: una festa deve diventare un evento, un evento deve trasformarsi in uno spettacolo e lo spettacolo deve generare attenzione.

 

È qui che emerge una questione educativa prima ancora che sociale. La libertà non coincide con l’assenza di regole, così come l’espressione di sé non può tradursi nell’occupazione indiscriminata degli spazi comuni. 

 

Vivere una città significa condividere luoghi, tempi e diritti con gli altri. Quando questa consapevolezza viene meno, il rischio è che qualsiasi occasione di aggregazione degeneri in una competizione a chi riesce a farsi notare di più.

 

Una questione che riguarda tutta la società

 

Le scuole provano a contenere gli eccessi, le istituzioni cercano di gestire l’impatto e le famiglie osservano spesso con un misto di preoccupazione e rassegnazione. Eppure il problema non può essere affrontato soltanto con misure organizzative o di ordine pubblico. Occorre recuperare un principio che sembra diventato sempre più raro: il senso della misura.

 

Festeggiare è legittimo, persino necessario. Ma una società matura dovrebbe insegnare che l’intensità di un’emozione non si misura dal rumore che produce né dalla quantità di visualizzazioni che riesce a generare. 

 

L’ultimo giorno di scuola dovrebbe rappresentare il passaggio verso una maggiore consapevolezza. Se invece diventa l’ennesima occasione per superare ogni limite, il rischio è che la festa finisca per raccontare qualcosa di molto più profondo e preoccupante del semplice entusiasmo giovanile.

 

Perché il problema non è che i ragazzi festeggino. Il problema nasce quando non riescono più a distinguere tra una celebrazione e un eccesso, tra il diritto di esprimersi e il dovere di rispettare gli altri. 

 

Ed è proprio questa crescente difficoltà nel riconoscere le proporzioni delle cose che dovrebbe interrogare non solo i giovani, ma l’intera società che li sta educando.

SudLife

Edito da: Sudpress S.r.l. C.da Giancata s.n., Zona Industriale – 95128 Catania

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Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 – PIVA 05704050870 - ROC 180/2021 Edito da: Sudpress S.r.l. zona industriale, c.da Giancata s.n. – 95121 Catania

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