È durante la diffusione e la produzione degli effetti di certi fenomeni che emergono le più rilevanti differenze. Alcune di queste le abbiamo viste subito, come la chiusura dei negozi, delle scuole, il blocco parziale dei voli; altre ancora in itinere, come Times Square semideserta, la benedizione di Papa Francesco in solitaria sotto la pioggia, la commozione generale per un tragico momento. È proprio agli States che viene assegnato, ormai da qualche giorno, un triste primato che ben conosciamo, sia in termini di perdite che di contagio. Nel più terribile dei giorni, con perdite che ammontano a più di 2000 persone che hanno perso la vita in sole ventiquattro ore, Donald Trump decide di puntare il dito in modo ancor più marcato verso l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo il 45° Presidente degli Stati Uniti, l'OMS è responsabile della perdita di molte vite, a causa del suo atteggiamento "cino-centrico". L'Organizzazione viene accusata, inoltre, di aver coperto ed evitato la diffusione di notizie dalla Cina, e di aver dichiarato troppo tardi lo stato di pandemia globale. La Casa Bianca, quindi, annuncia la chiusura dei "rubinetti" a beneficio dell'OMS, rimarcando il fatto che la generosità americana ammonta a circa 500 milioni di dollari l'anno, a fronte del contributo di Pechino, di poco più di 40 milioni annui. Donald Trump, però, sa che deve spostare l'asse per salvarsi. È stato proprio l'inquilino della White House a mostrare i più forti dubbi circa la pericolosità del virus. Trump, di fatto, ha agito tardi rispetto tutti i moniti dall'estero, lasciando trasparire l'immagine di un virus cinese e di un problema relegato al paese "d'origine" e all'Italia. Purtroppo, la battaglia in atto contro la pandemia è uno scontro in cui i comportamenti determinano gran parte del risultato. L'amministrazione Trump ha, di fatto, grosse responsabilità nel non aver alzato lo stato d'allerta nel continente nordamericano e nei vicini a sud. Cercando di rasserenare gli animi, ha causato l'effetto opposto: la paura, oggi, di quello che si prospetta essere un massacro, un disastro per l'economia ed un'ecatombe per il sistema sanitario americano, viziato da forti disuguaglianze che da sempre lo caratterizzano.