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Metal detector nelle scuole: 2 ragazzi su 3 sono contrari. Ecco perché non risolveranno il problema

2026-01-30 06:00

Valerio Saitta

Apertura, attualità, Scuola,

Metal detector nelle scuole: 2 ragazzi su 3 sono contrari. Ecco perché non risolveranno il problema

Ai recenti episodi di violenza il Governo attua una risposta che invece di prevenire sembra contenere.

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Ai recenti episodi di violenza il Governo attua una risposta che invece di prevenire sembra contenere.

 

Metal detector nelle scuole, con controlli anche a sorpresa, su richiesta dei presidi. È questa la direzione imboccata dal Viminale e dal Ministero dell’Istruzione e il Ministero dell'interno dopo i recenti episodi degli accoltellamenti di La Spezia e Frosinone. Come spesso avviene, in Italia anziché prevenire, deve sempre capitare la tragedia prima che si prendano dei provvedimenti. 

Noi di Sudlife abbiamo da mesi lanciato l’allarme sottolineando la necessità di maggiori misure di sicurezza negli istituiti. Ma siamo sempre stati più propensi a una presenza fissa da parte delle forze dell’ordine, non certo pensavamo al metal detector, che sono una soluzione che non ci convince per niente. E ora vi spieghiamo il perché.

Prima di tutto partiamo da dati oggettivi: l’episodio di La Spezia è avvenuto all’interno della scuola, mentre quello di Frosinone all’esterno. Quindi appare evidente se anche se ci fosse stato il metal detector installato, non sarebbe servito ad evitare il secondo accoltellamento, che solo per fortuna non ha portato alla morte dello studente. Con il metal detector magari l’assalitore non avrebbe portato l’arma fino a scuola, ma avrebbe potuto aggredire il compagno in un altro luogo.
Ecco che solo questo crediamo che basti per capire che la prevenzione è la vera strada da intraprendere. Si deve partire dall’educazione, si deve agire sulla testa dai ragazzi. Perché se la mentalità è quella, con il metal detector la violenza non avverrà a scuola, ma si sposterà altrove.

Ma andiamo oltre. Supponiamo che l’agire sulla mentalità sia una strada lunga da percorrere (e in effetti lo è) e servano al momento azioni più rapide. E supponiamo che installare il metal detector sia più rapido di ingaggiare degli agenti di polizia o degli addetti alla sicurezza che presenzino le scuole.
Bene, ma come dovrebbero essere impiegati? Quanto ci costerebbero? E soprattutto, funzionerebbero?

Il piano del Governo prevede la dotazione di dispositivi mobili negli istituti considerati più esposti a situazioni di rischio o comunque “su richiesta dei Presidi, nel pieno rispetto dell’autonomia scolastica”. Il modello di riferimento è quello già sperimentato a Ponticelli, a Napoli, dove grazie a un accordo con la Prefettura vengono effettuati controlli a sorpresa all’ingresso dell’istituto Marie Curie.
Al momento sono due le principali modalità di controllo ipotizzabili: i varchi a "portale" mobili da attraversare (quelli che ad esempio si trovano negli aeroporti) e le cosiddette "bacchette" portatili (più comuni per controllare le borse e le persone all’ingresso ad esempio dei musei).

Che venga introdotta la prima o la seconda modalità, il caos sarà servito; gli studenti entrano al suono della campanella tutti insieme e la lezione è giusto che inizi quando sono tutti in classe. Il superamento dei controlli comporterebbe una perdita di tempo non indifferente. Bisogna considerare il fatto che gli studenti portano solitamente all’interno dei loro zaini materiali di lavoro necessari, come ad esempio forbici, compassi, squadrette che inevitabilmente faranno suonare l’allarme. Se non hanno questi materiali, i ragazzi avranno con sé chiavi, cinture, collane, oggetti vari di acciaio o ferro.

Una classe è composta mediamente da 20 alunni. Se consideriamo un tempo di quattro/cinque studenti al minuto servirebbero circa 2-3 minuti a classe per controllare tutti gli studenti. Se moltiplichiamo i minuti per il numero delle classi totale di un istituto si capisce bene che per un istituto si può arrivare anche a più di un’ora di controlli

Questo chiaramente se il controllo è fatto bene. Se il controllo viene fatto “alla buona” possiamo anche starci molto meno, ma a questo punto tanto vale non farlo.

E poi questi controlli chi li dovrebbero fare? I bidelli? Davvero possono essere in grado di ripetere questa operazione con la stessa precisione con cui la faranno i primi tempi?

Il docente e scrittore Andrea Maggi, critico anch’esso su questa misura, invita anche a valutare i costi dell’operazione. Un metal detector fisso ha un prezzo medio di circa 1.500 euro. Ipotizzando almeno due dispositivi per ciascun istituto e considerando che le scuole in Italia sono più o meno 40mila, il costo totale di questa operazione sarebbe di circa 120 milioni di euro, più le spese di montaggio. Quasi quanto la spesa per i banchi a rotelle (119 milioni di euro). Un addetto alla sicurezza o un poliziotto in ogni istituto ci costerebbe tanto quanto o anche meno e darebbe probabilmente delle garanzie di sicurezza in più.

Una spesa che andrebbe a stridere se consideriamo anche il fatto che molte scuole sono carenti di materiali di qualsiasi tipo. Molti studenti segnalano che nei bagni mancano persino sapone e carta igienica. Mancano i fogli e le cartucce a colori nelle stampanti, non funzionano gli impianti di riscaldamento, i muri e i banchi sono rovinati.

 

Ma in tutto ciò cosa ne pensano i ragazzi?
In un recentissimo sondaggio condotto da Alessandra Ghisleri ha evidenziato che riguardo l’installazione dei metal detector all’ingresso delle scuole sebbene il consenso generale sia elevato (il 59,2% degli intervistati si è detto favorevole), i più giovani non sono d’accordo: il 65,6% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni si dice infatti contrario. In pratica 2 su 3 mantengono una forte resistenza a forme di controllo diretto.

Riguardo le cause che portano alla violenza il 37,5% degli intervistati le attribuisce ad una combinazione di fattori sociali e culturali (20,0%), nella carenza di regole e controlli (17,9%) e nelle difficoltà legate al contesto familiare (12,2%), senza trascurare le responsabilità individuali (4,0%) ed economiche (3,0%).

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