
Tutti i nati nel 2007 hanno compiuto la maggiore età nell’anno appena trascorso e quest’anno si apprestano a spegnere le 19 candeline. Un’indagine condotta dall’istituto di ricerche Future Concept Lab in occasione del diciottesimo anniversario della piattaforma Subito, traccia un identikit di questa generazione nata con gli smartphone, restituendo un’immagine sfaccettata, fatta di equilibrio, consapevolezza e pragmatismo.
La ricerca definisce i neo diciottenni come “ExperTeens”, distinguendoli dai più giovani “ExpoTeens” tra i 13 e i 15 anni, più concentrati sull’apparire. I ragazzi del 2007 puntano invece su competenza, autenticità e riconoscimento delle proprie capacità. Il loro approccio è sintetizzato dall’espressione “Quick & Deep”: apprendono rapidamente, ma cercano anche contenuti di qualità e profondità.
Secondo i dati dell’anagrafe italiana, i neo diciottenni sono circa 588 mila, con una lieve prevalenza maschile (52%) rispetto alle femmine (48%). Si tratta della prima generazione che non ha mai vissuto senza cellulare: coetanei del debutto dell’iPhone e dell’arrivo di YouTube e Facebook in Italia, sono cresciuti immersi nei social network fin dai primi anni di vita, spesso esposti online dai genitori della Generazione X, affascinati dalle nuove tecnologie.
Ma sebbene il 68,3% dei diciottenni utilizzi abitualmente i social network, non si tratta di una generazione succube delle piattaforme. Come sottolinea il sociologo Francesco Morace, presidente di FCL, questi giovani dimostrano un atteggiamento critico e informato: conoscono i pericoli legati alla privacy e al cyberbullismo e usano i social soprattutto come strumenti di relazione. La ricerca della visibilità conta poco: solo l’8,4% attribuisce valore alla popolarità online, mentre per la grande maggioranza restano centrali i rapporti dal vivo. Il 71% dichiara infatti di incontrare amici ogni giorno o più volte a settimana.
A conferma della centralità della dimensione reale c’è anche il ritorno di un rito che sembrava superato: la festa dei 18 anni. Per i nati nel 2007 non è un semplice compleanno, ma un evento altamente simbolico, pianificato con cura, location dedicate e abiti eleganti. Un momento di passaggio che, secondo lo studio, assume caratteristiche quasi “cerimoniali”, paragonabili a quelle di un matrimonio.
Molto diffusi sono anche i “pre-diciottesimi”, assolutamente sconosciuti agli adulti che sono ormai una consuetudine prima della festa vera e propria.
Se la festa rappresenta il rito, il sogno da realizzare subito dopo segna una svolta generazionale. L’obiettivo non è più l’automobile, ma in cima ai desideri c’è il viaggio. Per i Millennial e per la Generazione X la patente era simbolo di libertà e indipendenza. Per i diciottenni di oggi quel ruolo è occupato dal biglietto aereo. Il 29,2% immagina di viaggiare durante tutto l’anno, il 26,1% sogna una vacanza intercontinentale e il 22,9% vorrebbe studiare all’estero. Partire diventa così il nuovo modo di mettersi alla prova e conquistare autonomia.
Non sorprende quindi che la patente venga rimandata. I numeri del Ministero dei Trasporti mostrano un calo netto: se nel 2011 il 95% dei neo maggiorenni conseguiva la licenza di guida, oggi la percentuale si è dimezzata, fermandosi al 46%, con valori ancora più bassi nei grandi centri urbani.
Le ragioni sono diverse: i costi, gli impegni scolastici, la disponibilità dei genitori ad accompagnare i figli. Ma pesa soprattutto un diverso modo di spostarsi. I giovani adottano una mobilità flessibile e “intermodale”: il 52,7% si muove a piedi, il 45,8% utilizza i mezzi pubblici e il 44% ricorre all’auto di famiglia, guidata dai genitori.
Questo atteggiamento si riflette anche nel rapporto con la sostenibilità, vissuta non come battaglia ideologica – solo il 6% si definisce attivista – ma come scelta concreta e intelligente. Un esempio è il ricorso al mercato dell’usato: il 95% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha acquistato prodotti di seconda mano nell’ultimo anno.
Quando guardano al futuro, le paure principali non riguardano le grandi crisi globali, ma la dimensione personale. Preoccupano soprattutto una possibile instabilità familiare (63,1%), il rischio di restare soli (54,5%) e il timore di non essere all’altezza delle aspettative (54,4%).
Quanto alla felicità, il successo economico non è in cima alla lista. A contare di più è la possibilità di costruire la propria vita intorno alle passioni (18,2%), come la musica – praticata dal 96,2% – i videogiochi (72,3%) e lo sport (71,2%).
Seguono, a pari merito (18,1%), due aspirazioni apparentemente distanti: viaggiare e conoscere il mondo, da un lato, e formare una famiglia con dei figli, dall’altro. Solo in terza posizione compare il desiderio di un lavoro stabile e ben retribuito (14,8%).











