
Stasera la ceriminia d'apertura. Si tifa per gli azzurri, ma molti ragazzi non sono contenti dell'organizzazione.
Iniziano i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Stasera al "San Siro Olympic Stadium" di Milano si terrà la cerimonia di apertura che porterà davanti lo schermo circa 2 miliardi di persone.
L’Italia sarà rappresentata da 196 atleti con ottime chance di medaglia in buona parte delle 16 discipline incluse nel programma. Quello azzurro è un team che mescola esperienza e gioventù: da un lato volti che hanno già scritto pagine importanti della storia olimpica, dall’altro giovani atleti emergenti.
Noi non possiamo che fare il tifo per loro, ci auguriamo che la manifestazione si svolga senza incidenti e che dia prestigio al nostro Paese.
Ma, come siamo soliti fare, vogliamo anche lasciare spazio ai pensieri dei ragazzi e ci chiediamo: cosa ne pensano le nuove generazioni di questo evento?
E in particolare come lo stanno vivendo i diretti interessati, ovvero i giovani che abitano nei luoghi in cui si svolgeranno le competizioni?
Per rispondere riportiamo le parole che alcuni giovani di Cortina hanno scritto nel blog “ildolomiti”. Ciò che emerge è che non tutti siano contenti dell’organizzazione.
Il disagio si avvertiva già nei mesi precedenti. «La città in questi mesi non è stato altro che un cantiere aperto – affermano – Un cantiere però che non dava un senso di serenità ma di affanno, con operai che lavoravano per dieci ore al giorno, anche sotto la neve, in una disperata corsa contro il tempo. Ovunque si avvertiva la sensazione dell’incompiuto, con interventi dell’ultimo minuto, strade che sembravano sempre sul punto di essere pronte ma che poi non lo erano mai del tutto. E poi c’è stato un via vai continuo di politici, tecnici, forze dell’ordine, volontari, giornalisti che hanno quasi ridisegnato lo spazio fisico e simbolico di Cortina».
Qualcuno usa parole molto forti, parlando quasi di un sentimento di scollamento progressivo: «Qui è una follia, sembra che sia passato un cataclisma. Ci sentiamo sempre meno a casa nostra. I servizi essenziali si sono assottigliati, vi è carenza di parcheggi e gli spazi di aggregazione sono scomparsi. Siamo sempre stati abituati al turismo ma sono aumentati i prezzi. Non è giusto che i residenti ci vadano di mezzo. Viviamo in uno dei luoghi più belli del mondo, eppure sentiamo il bisogno di scappare».
Emblematico è stato l'aumento dei ticket del trasporto pubblico, con il clamoroso caso del bambino fatto scendere dal bus e costretto a camminare al gelo in mezzo alla neve per 6 km perché aveva un biglietto con la vecchia tariffa. Per fortuna qualche giorno fa l’amministrazione si è svegliata e ha rimesso la tariffa ordinaria per i residenti (anche se per giorni tutti hanno pagato 10 euro).
Insomma, un turismo che ha assunto una forma tentacolare, invadente. Da risorsa potenziale si sta trasformando in un’economia che soffoca. E su tutto pesa la sensazione di essere sistematicamente esclusi dalle decisioni che plasmano il futuro del territorio. «Coinvolgimento? Nessuno – affermano i ragazzi – Ogni decisione è stata presa dall’alto. Cortina sta diventando una scenografia costruita per chi guarda da fuori. Un’autenticità messa in scena che non ci rappresenta».
Insomma i giovani sono contro i giochi?
No, perché a quanto dicono non c’è compiacimento nella loro critica, forse più dispiacere: «Non ci piace la negatività che traspare dalle nostre parole - ammettono - Ma per chi è giovane è difficile restare ottimisti. Sta crescendo un senso di rassegnazione. Anche perché mancano spazi di confronto, momenti in cui discutere insieme. Senza dialogo, il rischio è che la comunità si spezzi in fratture profonde».
E questo, precisano, anche tra chi ha accolto con entusiasmo l’assegnazione olimpica. Forse, aggiungiamo noi, è proprio l’amore per la propria città a spingere molti giovani a parlare così. Perché vogliono una città che sia come uno spazio di vita e non come un prodotto da consumare.
L’Olimpiade attirerà nuovi visitatori, nuovi sguardi, nuove aspettative. Ma la domanda resta aperta: Cortina riuscirà a restare un paese, o finirà per dissolversi sotto il peso di narrazioni e interessi esterni? La risposta, probabilmente, arriverà solo con il tempo.











