
Speravamo che le polemiche potessero spegnersi. Speravamo che dopo il via libera del Governo e la copertura totale dei posti disponibili le cose potessero migliorare. E invece non passa neanche una settimana e già dobbiamo parlare nuovamente dei disastri che sta generando il nuovo semestre filtro della facoltà di medicina.
Non bastavano le polemiche per il nuovo formato, non bastavano i test di selezione difficilissimi e non bastava il caso “domande sicure” di cui vi abbiamo parlato. Da qualche giorno è uscita anche la notizia che 220 studenti italiani ammessi al corso dovranno iniziare il corso in Albania. Sembra uno scherzo, ma è tutto vero.
Alcuni candidati infatti sono stati assegnati alla sede estera dell’Università di Tor Vergata, che si trova a Tirana. Sono i giovani che, nelle tre prove previste dal semestre filtro, hanno conseguito i punteggi più bassi: due insufficienze o, nella maggior parte dei casi (circa il 90%), una sola sufficienza. È probabile che la sede ottenuta non fosse tra le preferenze principali, ma è stata messa come sede “cuscinetto” in caso di mancanza di posti nelle prime scelta.
Averla messa come possibile destinazione per essi si è rivelata però nefasta. Che tra i 17.278 posti messi a concorso dal Ministero dell’Università e della Ricerca fossero compresi anche i 220 destinati a Tirana era noto già dal mese di agosto, sebbene all’epoca fossero ancora in fase di accreditamento.
Alcuni studenti, tuttavia, non erano a conoscenza dei costi decisamente elevati della retta: 9.650 euro l’anno; una somma molto più alta rispetto a quella richiesta dagli atenei pubblici italiani e che è tra l’altro da versare in un’unica soluzione. Secondo gli avvocati questa cifra «potrebbe risultare illegittima e penalizzante per chi non è in grado di affrontare costi così elevati».
Molti candidati non avevano infatti capito che la sede di Tirana (nata da un corso di laurea congiunto tra Tor Vergata e l’università cattolica albanese “Nostra Signora del Buon Consiglio”) prevedesse un regime di contribuzione privata, nettamente più oneroso rispetto a quello delle università statali italiane. Lo studio legale Delia, che assiste numerosi studenti, evidenzia come non tutti fossero consapevoli della differenza nella tassazione.
Di fronte a questa situazione, gli studenti in graduatoria si trovano ora davanti a una scelta difficile: rinunciare al posto oppure intraprendere un’azione legale.
La vicenda ha destato talmente scalpore che nelle ore seguenti ha suscitato l’attenzione del Ministero. La ministra dell’Università e della Ricerca Annamaria Bernini ha convocato con urgenza il rettore di Tor Vergata Nathan Levialdi Ghiron per un confronto, affermando di considerare «sbagliata la decisione di imporre una tassazione così elevata agli studenti assegnati alla sede di Tirana». Al rettore ha inoltre sottolineato «la necessità di una revisione immediata di una richiesta che giudico incoerente con gli obiettivi del semestre aperto e sproporzionata rispetto ai principi che dovrebbero orientare il sistema universitario pubblico». Un livello di contribuzione di questo tipo, ha concluso, «è incompatibile con una piena ed effettiva tutela del diritto allo studio, che deve essere garantito a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, indipendentemente dalla sede di frequenza».











