
Don Alì e non solo. Dopo la notizia della condanna a 5 anni di carcere del Re dei Maranza parliamo del gruppo che più di tutti deve la sua “fortuna” ai social.
Il vocabolo “maranza”, che fino ad un paio d’anni fa era per lo più sconosciuto in Italia, è spopolato solo recentemente grazie a Tik Tok. A dirla tutta non se ne sente nemmeno tanto parlare da noi in Sicilia, ma esperti sostengono che tra un poco che questi “teppistelli di strada” aumenteranno di numero e si espanderanno molto anche al Sud.
In quest’articolo cerchiamo di focalizzarci su di loro, perché noi di Sudlife siamo dell’idea che se vogliamo conoscere i giovani, dobbiamo conoscere “tutti” i giovani. Non solo quelli bravi, educati e studiosi, ma anche quelli più problematici, che occupano scuole e università, che vanno in piazza a scioperare, che commettono anche azioni di cui bisogna prendere le distanze.
Partiamo dalla domanda principale e facciamo chiarezza: chi sono i maranza?
Il termine è presente nello slang giovanile milanese e il fenomeno risale agli anni ’80. Identifica ragazzi di strada, spesso provenienti dalle periferie, che si muovono in grandi gruppi e si atteggiano a bulli. Ma quello che li differenzia dai consueti bulli che si trovano in tutte le città, è il loro “stile tamarro" facilmente riconoscibile: capelli spettinati, tute di marca (spesso contraffatte), borse a tracolla, maglie di squadre di calcio, collane e orologi vistosi. Questo modo di vestirsi e comportarsi li rende facilmente oggetto di prese in giro e ciò provoca in loro spesso a risposte che sfociano nella violenza.
Ma spesso prendono di mira anche persone comuni, senza apparente motivo. Girano per le strade di città e periferie con l’obiettivo di importunare turisti, passanti e coetanei, partecipando a aggressioni, estorsioni e atti vandalici. Con chi li richiama per il loro comportamento hanno un atteggiamento spavaldo e sprezzante.
La loro prima grande risonanza si è verificata nell’estate del 2022, quando una maxi rissa tra migliaia di ragazzi sulla spiaggia di Castelnuovo del Garda, ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Quell’evento, inizialmente pensato come un raduno di musica trap, si è trasformato in un episodio di caos e violenza. Proprio la musica trap è il loro cavallo di battaglia: molti rapper sono nati, cresciuti e diventati famosi scrivendo canzoni pieni di parole d’odio, di parolacce e che raccontano di vendette per abusi o aggressioni subite.
Nel corso dei mesi successivi, il fenomeno si è consolidato, coinvolgendo vari centri italiani. Riccione, in particolare, è stata teatro di settimane di scompiglio per molti mesi.
Nonostante gli appelli di chi chiede interventi più efficaci, i "maranza" continuano a essere protagonisti di episodi di violenza e comportamento scorretto, anche fuori dagli ambienti urbani, come negli stadi durante le partite di calcio. I social, in questo contesto, spesso alimentano il problema, proponendo sfide pericolose e condividendo video che poco o nulla hanno di educativo. E a renderli “impunti” e tranquilli nel continuare con il loro atteggiamento è spesso la loro giovane età. Molti di essi infatti sono minorenni.
Ma quali sono le ragioni del loro comportamento? C’è dietro un disagio sociale o ci sono delle motivazioni più complesse?
A spiegarci come stanno le cose è Giuseppe Pantaleo, Ordinario di Psicologia Sociale alla Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore dell'UniSR-Social.Lab, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
L’esperto vede tra le principali motivazioni che portano a questi comportamenti disfunzionali esperienze di disagio alle spalle, che va dall’avere genitori lontani da loro, un’infanzia infelice, una vita trascorsa in case piccole, povertà, bassa istruzione, problemi relazionali. Del resto solitamente i maranza sono un mix di diverse nazionalità, marocchini ed egiziani su tutti, ma anche tunisini e algerini. Etimologicamente il termine deriva secondo molti proprio dalla fusione tra «marocchino» e «zanza» (piccolo ladruncolo in milanese). Alcuni hanno cittadinanza francese o spagnola, altri sono nati in Italia. Ma non è raro trovare slavi e sudamericani. Qualunque sia la provenienza tutti sono però uniti dall’unica vera esperienza comune: la periferia.
Nell’intervista Pantaleo ci spiega anche il motivo per cui sono così “influenti” tra i giovani d’oggi: «Il fenomeno del ritorno dei maranza è accompagnato dalla paura che questo stile può suscitare nelle persone e dalla crescente visibilità che questa moda ottiene sui social. La storia ci insegna che, in assenza di norme sociali e morali interiorizzate si crea una mancanza di regole condivise a livello collettivo. Questo può portare a comportamenti sregolati e a una perdita di coesione sociale. Già alla fine dell’Ottocento si discuteva di questi rischi e oggi, purtroppo, assistiamo a situazioni di assenza di norme che minano la stabilità del tessuto sociale e la capacità di convivere insieme. Questo contribuisce certamente alla nascita e all’espansione di movimenti come i maranza, che rivendicano con orgoglio l’essenza dell’esserlo».
In questo contesto una parte importante la gioca Tik Tok: la piattaforma mira a incentivare gli utenti a essere sempre più coinvolti, al fine di rafforzare il senso di partecipazione personale. Implicitamente, ciò induce a pensare “sono io che voglio partecipare”. Inoltre, utilizza meccanismi semplici come l’imitazione, molto sensibili ai nostri istinti sociali. L’imitazione è fondamentale nello sviluppo delle menti giovani, poiché nel tempo contribuisce a plasmare comportamenti, giudizi e gestione delle emozioni. Nel corso della vita, gran parte di ciò che apprendiamo deriva dall’imitazione: osserviamo, riproduciamo e personalizziamo i modelli che ci sono stati trasmessi.
Cosa possono fare allora i genitori per prevenire che i figli si avvicinino a questi fenomeni? «È fondamentale offrire alternative concrete – risponde lo psicologo - coinvolgendo i ragazzi in attività e in gruppi di amici dove possano esprimere la propria identità in ambienti sani e trasparenti. Inoltre, è utile aiutarli a ridurre, anche in modo parziale, il tempo trascorso sui social, per recuperare energie sia fisiche che mentali. Ricordiamo che anche noi adulti, spesso, ci sentiamo esausti dall’essere costantemente connessi. È come se il continuo stimolo digitale prosciugasse le nostre energie, lasciandoci svuotati».











