
Il ritorno sui banchi porta con sé, come ogni anno, anche il conto dei libri di testo.
I prezzi di listino registrano un incremento medio del 2,3% nella scuola secondaria di primo grado e dell’1,8% nella secondaria di secondo grado. Aumenti che, tuttavia, restano al di sotto del livello dell’inflazione.
La fotografia cambia però quando si guarda alla spesa effettivamente sostenuta dalle famiglie. Sulla base dei listini comunicati dall’Associazione italiana editori (Aie) al Ministero dell’Istruzione e del Merito, il costo medio complessivo dei testi scolastici è infatti diminuito dell’1,4% rispetto allo scorso anno, sia per le scuole medie sia per le superiori.
Un risultato che, secondo gli editori, è legato soprattutto alla grande quantità di titoli disponibili sul mercato e a una scelta sempre più attenta da parte degli insegnanti.
Tre riforme che cambiano le carte in tavola
I prezzi dei libri scolastici vengono fissati dagli editori ogni anno nel mese di gennaio. I relativi listini vengono trasmessi all’Aie, che successivamente li mette a disposizione del ministero e delle segreterie scolastiche.
Una volta stabiliti, i prezzi restano fermi per l’intero anno scolastico e non possono essere aumentati durante l’anno.
A complicare il quadro, però, ci sono anche le profonde trasformazioni che stanno interessando il sistema scolastico.
Nell’ultimo anno sono state introdotte tre importanti riforme: quella del primo ciclo, che comprende primaria e scuola secondaria di primo grado, con partenza nel 2026; quella degli istituti tecnici, anch’essa al via nel 2026; e infine la riforma dei licei, annunciata recentemente e prevista dal 2027.
Per gli editori si tratta di un cambiamento tutt’altro che marginale. Le nuove riforme impongono infatti di rivedere la programmazione editoriale pluriennale, con il rischio di rendere meno utili investimenti già effettuati e di dover sostenere costi aggiuntivi per accelerare la realizzazione dei nuovi progetti.
Il peso sulle famiglie e la richiesta di un aiuto pubblico
Sul settore pesa anche il calo demografico, che riduce progressivamente il numero degli studenti e rende più complesso sostenere l'intera filiera dell’editoria scolastica.
Per questo gli editori chiedono alle istituzioni un intervento su due fronti. Il primo riguarda l’introduzione di una detrazione fiscale per le spese sostenute da tutte le famiglie per l’acquisto dei libri di testo, sul modello di quanto già avviene per alcune altre categorie di spesa, come salute, attività sportive e animali domestici.
Il secondo intervento dovrebbe invece puntare a rendere più efficiente il sistema attraverso cui vengono distribuiti gli aiuti destinati alle famiglie in condizioni di povertà assoluta, facendo in modo che le risorse arrivino ai beneficiari con maggiore tempestività.
L’obiettivo, secondo l’Aie, è garantire concretamente a tutti gli studenti la possibilità di accedere agli strumenti necessari per il proprio percorso scolastico.
Nidi e cultura, l’accesso resta difficile
Il problema riguarda anche la possibilità concreta per le famiglie di accedere ai servizi educativi per la prima infanzia.
Una ricerca dell’Evaluation Lab della Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore, realizzata nell’ambito della sfida “Anita.
L’infanzia prima”, evidenzia che il 92% delle famiglie considera fondamentali i servizi educativi da 0 a 3 anni, ma quattro famiglie su dieci non li hanno mai utilizzati.
Tra le principali ragioni c’è la mancanza stessa del servizio: nelle province vicine al territorio preso in esame, il 32,3% delle famiglie che non hanno mai iscritto i figli al nido indica proprio l’indisponibilità della struttura.
In Lombardia, Novara e Verbano-Cusio-Ossola, invece, pesa soprattutto il fattore economico: il 24,5% indica il costo come principale ostacolo.
Le difficoltà non riguardano soltanto gli asili.
Anche l’accesso ai luoghi della cultura, a partire dai musei, presenta ancora diverse criticità.
Una rilevazione condotta da Fondazione Santagata e Associazione Abbonamento Musei su 255 strutture mostra che il 60% dei musei presenta un livello di accessibilità scarso per la fascia 0-6 anni, mentre il 40% non dispone di spazi pensati per i bambini più piccoli. Soltanto il 9% risulta invece pienamente attrezzato.
Il quadro che emerge, dunque, va oltre il semplice costo dei libri: il diritto allo studio e alla crescita culturale passa anche dalla possibilità di avere accesso, fin dai primi anni, a libri, servizi educativi e spazi culturali realmente alla portata di tutti.











