
La scuola non dovrebbe inseguire gli studenti fino a sera attraverso una raffica di notifiche.
Ma attenzione a non confondere il problema: il punto non sono i compiti a casa, bensì una scuola che continua a bussare alla porta degli studenti anche quando le lezioni sono terminate.
È questo il senso della stretta del Ministero dell'Istruzione e del Merito sull'utilizzo del registro elettronico per assegnare nuove consegne nel pomeriggio, la sera o durante il weekend.
Una misura che arriva dopo anni in cui la tecnologia ha progressivamente trasformato uno strumento utile in una sorta di filo diretto permanente tra scuola e famiglia.
Il registro elettronico non può diventare un secondo campanello
I numeri raccolti da Skuola.net raccontano una situazione difficile da ignorare. Solo il 24% degli studenti riceve i compiti esclusivamente durante le ore di lezione.
Per il 62%, invece, capita frequentemente di ricevere nuove consegne fuori dall'orario scolastico attraverso registro elettronico, email o chat. Un ulteriore 14% vive questa situazione come una consuetudine.
In altre parole, per circa 3 studenti su 4 il confine tra scuola e tempo personale viene periodicamente oltrepassato.
E qui la questione diventa più ampia del semplice registro elettronico.
Se un ragazzo deve controllare continuamente il telefono per sapere se un insegnante ha aggiunto una consegna, la giornata scolastica rischia di non avere più una vera conclusione.
La nota ministeriale prova quindi a ristabilire un principio elementare: le comunicazioni didattiche devono essere organizzate e programmate, senza trasformare studenti e famiglie in utenti permanentemente connessi.
Ma attenzione: demonizzare i compiti sarebbe un altro errore
C'è però un equivoco da evitare. Limitare le notifiche fuori orario non significa trasformare i compiti in un nemico della scuola.
Studiare a casa, ripassare, esercitarsi e consolidare ciò che è stato affrontato in classe fanno parte, da sempre, del percorso scolastico.
Il problema nasce quando il lavoro domestico diventa disorganizzato, imprevedibile o continuamente alimentato da nuove comunicazioni digitali.
La soluzione, dunque, non dovrebbe essere una guerra ai compiti. Dovrebbe essere una scuola più organizzata e più rispettosa dei tempi, nella quale lo studente sappia con chiarezza cosa deve fare e possa programmare il proprio studio senza essere costretto a controllare il registro ogni ora.
Persino le vacanze vengono raggiunte dalle notifiche
Il fenomeno diventa ancora più evidente durante l'estate. Secondo i dati relativi alle ultime vacanze, il 54% degli studenti ha ricevuto compiti in formato digitale dopo la fine delle lezioni.
Per il 31% è arrivato ulteriore lavoro rispetto a quello già comunicato in classe. E per il 23%, quasi uno studente su quattro, la parte più consistente delle consegne è arrivata quando le vacanze erano già iniziate.
È difficile non interrogarsi su questa progressiva espansione del tempo scolastico.
La tecnologia avrebbe dovuto semplificare la comunicazione. In alcuni casi, invece, rischia di aver prodotto l'effetto opposto: la scuola è diventata più facile da raggiungere, ma anche più difficile da lasciare.
La vera sfida, allora, non è stabilire se gli studenti debbano studiare di più o di meno. È ricordare che anche imparare a organizzare il proprio tempo, concentrarsi senza notifiche e staccare dalla scuola fa parte dell'educazione.











