
Come sappiamo purtroppo dalla nostra Sicilia tanti giovani ogni anno vanno via. Alcuni restano fuori pochi anni, altri costruiscono altrove la propria vita.
Vanno via per studiare, per lavorare, per fare una nuova esperienza, per imparare una lingua straniera o semplicemente per cercare opportunità che in da noi non trovano.
La buona notizia è che però, rispetto al passato, adesso i giovani che poi tornano sono tanti.
Diminuiti i trasferimenti e aumentati i rientri negli ultimi 5 anni
Lo dicono i dati: tra il 2021 e il 2025, la nostra isola ha accolto 11.908 italiani tra i 18 e i 39 anni precedentemente residenti all'estero, il 52,3% in più rispetto al quinquennio precedente.
Nello stesso periodo sono diminuiti del 14,1% i trasferimenti all'estero dei siciliani.
È un segnale che merita attenzione. Ma non autorizza a dichiarare chiuso il problema.
Perché tornano?
Dietro un rientro possono esserci motivazioni diverse. C'è chi ha concluso un percorso di studio, chi ha maturato un'esperienza professionale, chi cerca una qualità della vita diversa, chi vuole riavvicinarsi alla famiglia e alle proprie radici.
Spesso infatti la decisione di tornare non dipende esclusivamente dal livello dello stipendio: entrano in gioco anche la conciliazione tra vita e lavoro, il clima lavorativo, le tutele e il benessere personale.
Ed è qui che comincia la parte più interessante della storia.
Ragusa è la città con maggiori “entrate e uscite”
La domanda sembra banale, ma non lo è affatto.
Tornano in Sicilia, certo. Ma tornano davvero nei territori da cui erano partiti?
I dati disponibili mostrano che il fenomeno dei rientri non è uniforme. Si va dal dato più alto di Enna fino a quello di Ragusa, mentre Catania presenta una quota decisamente più bassa.
È proprio la provincia iblea presenta un dato significativo sul rapporto tra rientri e partenze.
In particolare sempre nel quinquennio 2021-25 a fronte di 857 espatri, ci sono stati 539 giovani rientrati, con un rapporto in-out pari al 63%, il valore più alto registrato tra le provincie siciliane.
A dirlo è il rapporto della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, che evidenzia però anche il fatto che rispetto al quinquennio precedente gli espatri dalla provincia di Ragusa sono cresciuti del 26,9%.
La fotografia, quindi, non è né tutta positiva né tutta negativa.
Ragusa riesce a richiamare giovani che hanno fatto esperienza fuori, ma continua contemporaneamente a perderne.
Il ritorno non può essere una nostalgia organizzata
C'è una differenza enorme tra tornare a casa e riuscire a costruire nuovamente la propria vita a casa.
Il primo può dipendere dalla nostalgia, dalla famiglia, dal desiderio di riavvicinarsi alle proprie origini. Il secondo richiede condizioni concrete.
Come sottolinea il presidente di ANCE Ragusa Giorgio Firrincieli, un giovane non torna definitivamente per nostalgia, ma se trova lavoro, servizi, infrastrutture e qualità della vita.
Per trattenere un giovane servono anche lavori qualificati, stipendi adeguati, possibilità di carriera, servizi e la possibilità concreta di diventare autonomo.










