
Così non va proprio bene…
Siamo ancora a metà settembre, la scuola è iniziata da pochi giorni e manco il tempo di riprendere confidenza con i banchi e con i libri che già si segnalano i primi campanelli d'allarme in merito alla sicurezza nelle nostre scuole.
Questa volta sono due episodi avvenuti nella stessa giornata (ieri mattina) raccontare una realtà che sarebbe irresponsabile liquidare come una semplice sequenza di casi isolati.
A Roma una professoressa è stata aggredita da uno studente di 13 anni, mentre in provincia di Napoli, un 14enne è stato trovato con un coltello da cucina nello zaino.
Entra in classe con videocamera nel casco, poi parte l'aggressione
Ma veniamo ai fatti. Nella scuola media “Giovanni Verga” del quartiere Centocelle di Roma, un 13enne ha accoltellato la sua professoressa, Isabella Marsilio.
Il fatto sarebbe avvenuto poco dopo le 9, durante la prima ora di lezione.
Il giovane sarebbe entrato in aula indossando un caschetto da bici dotato di telecamera e collegato al cellulare con l'intenzione di riprendere quanto stava per accadere e, forse, trasmetterlo in diretta attraverso alcuni canali Telegram.
Si sarebbe quindi avvinato alla docente e dopo avergli spruzzato addosso lo spray urticante gli ha sferrato 3 coltellate appena sotto l'ascella.
A interrompere l'aggressione sarebbe stato un compagno di classe di origine congolese.
L'insegnante aggredita: “Aveva gli occhi gelidi, non mi spiego perché l'abbia fatto”
La docente 66enne, prossima alla pensione, per fortuna ha subito solo tagli superficiali e non è in pericolo di vita. Intervistata nelle ore seguenti, ha affermato di “non aver paura di tornare a scuola” e di aver perdonato il ragazzo.
Poi ha descritto i momenti dell'aggressione: "Aveva un pugnale di almeno un palmo e mezzo, tra l'altro seghettato. Una cosa terribile. E mi ha colpito tre volte all'altezza dell'ascella sinistra. Ma lì ci ha messo la mano Dio. Perché quando ho guardato il ragazzo negli occhi, li aveva gelidi, freddi, senza anima. Occhi proprio di qualcuno che ha pianificato un'azione scientemente, lucidamente e che la stava portando a termine”, ha concluso.
Ma alla domanda sul perché di tale gesto ha risposto di non sapersi spiegare il motivo e sarebbe disposta ad avere un confronto con lui per chiederglielo.
Quello che sappiamo al momento è che il giovane avrebbe dovuto affrontare proprio quella mattina una interrogazione per recuperare l'insufficienza di storia ottenuta alla fine dello scorso anno scolastico.
Nel frattempo i carabinieri gli hanno sequestrato il telefono. Se l'ipotesi della trasmissione del filmato sarà confermata, non saremmo soltanto davanti a un gesto violento, ma alla possibile trasformazione della violenza in spettacolo, come avvenuto lo scorso anno in un episodio analogo.
Il figlio della docente, anch'esso intervistato, si è detto preoccupato per la sicurezza nelle scuole. A suo avviso nonostante i tanti proclami, questo ennesimo episodio dimostra che "la scuola non è più un luogo sicuro".
Nel napoletano per fortuna si è evitato il peggio
L'altro episodio è avvenuto a Terzigno, nel napoletano, dove probabilmente non c'è scappato un morto o un ferimento per poco, dato che si è scoperto in tempo che nello zaino di un giovane di 14 anni c'era un coltello da cucina di 18 centimetri.
Ad avvisare le forse dell'ordine è stato il Preside della scuola.
Gli accertamenti dovranno chiarire perché l'abbia portato con sé e se ci sia un legame con il litigio avuto il giorno precedente con un compagno.
Fatto sta che nonostante i tanto sponsorizzati metal detector (che avrebbero dovuto garantire maggiore sicurezza nei nostri istituti ed inseriti tra le novità più importanti nel nuovo anno scolastico), ieri due lame sono riuscite ad entrare tranquillamente in due scuole italiane.
Valditara: “Occorre impedire l'accesso ai social agli under 15”
Dopo l'aggressione di Roma, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha contattato la dirigente scolastica Wanda Giacomini, esprimendo solidarietà alla docente ferita e vicinanza all'intera comunità scolastica.
“Oltre alla educazione al rispetto e alla conoscenza dei rischi connessi alla rete, occorre impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali pericolosi - ha dichiarato il Ministro - In tal senso, il Kids Act della Commissione Ue va nella giusta direzione. Si devono stabilire regole chiare a tutela dei giovani e al tempo stesso come stiamo già facendo, ripristinare nella quotidianità della vita scolastica il rispetto dell’autorità dei docenti e delle regole, la disciplina e il senso di responsabilità. Non dobbiamo avere paura di affermare che chi sbaglia deve pagare”.
Colpa dei social o no, quello che non torna è la descrizione del ragazzo. Secondo quanto riferito “a caldo” dalla Preside il ragazzo sarebbe sempre stato considerato un adolescente tranquillo.
E' in questa scuola da 8 anni e non aveva mai dato problemi.
Eppure qualche ora dopo la docente ha smentito tale affermazione, dichiarando che già da qualche mese il ragazzo aveva dato segni di malessere e irrequietezza.
I presidi: “Serve educare al rispetto”
Sul caso è intervenuto anche Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale presidi di Roma.
Secondo lui davanti a episodi di questo tipo la scuola deve reagire tempestivamente e procedere con la denuncia, ma soprattutto deve rafforzare il proprio ruolo educativo: bisogna che la scuola rafforzi i concetti del rispetto verso gli altri, verso le regole e verso l'ambiente, richiamando anche l'influenza che l'utilizzo dei dispositivi digitali e l'esposizione a contenuti violenti possono avere sui più giovani.
Rusconi ha inoltre sottolineato l'importanza della formazione e della capacità di costruire relazioni sane, chiamando in causa anche il ruolo delle famiglie.
L'educazione al rispetto, ha ribadito, deve rappresentare uno degli elementi centrali dell'azione della scuola.











