
L'anno scolastico è appena iniziato portando con sé diverse novità, di cui vi abbiamo parlato in un precedente articolo: dai nuovi programmi e le nuove indicazioni ministeriali fino alla riforma 4+2 degli istituti tecnici, per poi proseguire con l'introduzione dell'AI, dell'educazione sessuale e della piattaforma Ascoltami.
Ma manco il tempo di metabolizzare tali novità che negli scorsi giorni, interpellato sulla ripresa della lezioni, il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato che la scuola cambierà ancora.
Proposte molto diverse che rischiano di aprire il dibattito più acceso.
Ma vediamole nello specifico.
Tecnici e professionali? “Saranno tutti chiamati licei”
La proposta più “particolare” riguarda istituti tecnici e professionali, che secondo il ministro potrebbero cambiare denominazione e diventare formalmente licei.
Valditara ha annunciato l'intenzione di presentare una proposta attraverso un prossimo decreto legge, spiegando che la scuola dovrebbe superare la distinzione gerarchica tra licei e istituti.
Il ragionamento del ministro parte da un principio condivisibile: tutti i percorsi scolastici devono avere la stessa dignità.
Il problema, però, è capire se per raggiungere questo obiettivo sia davvero necessario chiamare “licei” anche gli istituti tecnici e professionali.
Cambiare un'etichetta non significa automaticamente cambiare la considerazione sociale di un percorso. Se un istituto tecnico continuerà a essere percepito come una scelta di serie B rispetto al liceo tradizionale, il semplice cambio di nome rischia di produrre soprattutto un effetto simbolico.
La questione vera, infatti, non è come chiamare queste scuole, ma quanto si investe nella loro qualità, nei laboratori, nelle strutture, nei docenti e nel rapporto con il mondo del lavoro.
La “licealizzazione” può dunque rappresentare una rivalutazione culturale della formazione tecnica e professionale oppure trasformarsi in una semplice operazione di facciata. Saranno i fatti, più del nome, a stabilirlo.
Il tetto del 30% agli studenti stranieri
Ma il tema più delicato è l'altro annuncio: un limite del 30% alla presenza di studenti stranieri nelle classi.
La misura, già prevista da una circolare ministeriale, dovrebbe ora essere trasformata in legge. L'obiettivo dichiarato è evitare la nascita delle cosiddette scuole “ghetto”, nelle quali la concentrazione di studenti stranieri sarebbe troppo elevata.
Anche in questo caso, però, la percentuale rischia di diventare il centro del dibattito, mentre il problema reale è molto più ampio.
Perché una classe con molti studenti stranieri diventa un problema soltanto se la scuola non dispone degli strumenti necessari per accompagnarne l'inserimento.
E proprio per questo il ministero prevede anche mille docenti dedicati all'insegnamento dell'italiano agli alunni stranieri appena arrivati in Italia.
È probabilmente questa la parte più importante della misura: non tanto stabilire quanti studenti stranieri possano stare nella stessa classe, quanto garantire che chi arriva a scuola senza conoscere la lingua possa impararla rapidamente e partecipare pienamente alla vita scolastica.











