
In Sicilia il 27,5% dei giovani tra i 15 e i 34 anni è fuori contemporaneamente da scuola, università, lavoro e formazione.
Ovvero risultava Neet, termine contemporaneo che sta ad indicare Not in education, employment or training.
A lanciare l’allarme è l’osservatorio “Dedalo”, nato per monitorare i cosiddetti “giovani non invisibili”.
Un dato che dovrebbe preoccupare ben oltre le statistiche sul mercato del lavoro, perché dietro quella percentuale c'è una generazione che fatica a trasformare gli anni della formazione in un vero ingresso nella vita adulta.
Il confronto con il resto d'Italia
Il confronto con il resto del Paese rende il quadro ancora più pesante. La media italiana dei Neet è del 15,6%, mentre nell'Unione europea si ferma al 12%.
In Sicilia, dunque, il fenomeno è superiore di quasi 12 punti rispetto alla media nazionale e di oltre 15 rispetto a quella europea.
La distanza con alcune regioni del Nord è ancora più evidente: 7,7% in Trentino-Alto Adige, 9,4% in Veneto, 9,6% in Emilia-Romagna e 9,9% in Lombardia.
La Sicilia non è un caso isolato. Il Mezzogiorno concentra infatti le percentuali più elevate di giovani fuori da studio e lavoro.
Nella fascia 15-29 anni, la Sicilia raggiunge il 24,7%, davanti alla Calabria, al 24,6%, e alla Campania, al 22,3%, contro una media italiana del 13,3%.
Un problema che va oltre i 30 anni
C'è un altro elemento che dovrebbe far riflettere: il rischio di essere Neet cresce con l'età.
Tra i 30 e i 34 anni, secondo l'analisi del Laboratorio Dedalo, Sicilia e Campania si avvicinano al 40%, mentre Calabria e Puglia superano comunque il 30%. Nel Centro-Nord i livelli sono molto più bassi: in Trentino-Alto Adige, nella stessa fascia, il dato si ferma al 12%.
È qui che l'emergenza occupazionale diventa anche un'emergenza sociale. Senza un lavoro stabile diventa difficile essere economicamente indipendenti, lasciare la casa dei genitori, sostenere un affitto, acquistare una casa o progettare una famiglia.
Le donne sono ancora più penalizzate
Dentro il fenomeno dei Neet esiste poi una forte disuguaglianza di genere. A livello nazionale le donne rappresentano il 59% dei Neet tra i 15 e i 34 anni e il loro tasso raggiunge il 19,1%, contro il 12,3% degli uomini.
Nel Mezzogiorno il divario esplode soprattutto tra i 30 e i 34 anni: 44,8% tra le donne contro il 26,3% tra gli uomini.
Maternità, responsabilità familiari e lavoro di cura continuano a pesare soprattutto sulle donne. Un'uscita temporanea dal mercato del lavoro può così trasformarsi in un allontanamento molto più lungo, rendendo ancora più difficile rientrare.
Anche la laurea non basta
Il paradosso siciliano emerge anche sul fronte dell'istruzione. In generale, più alto è il titolo di studio, minore è il rischio di diventare Neet. Ma il territorio continua a fare la differenza.
Tra i laureati il tasso di Neet arriva al 20,1% nelle Isole e al 16% nel Sud, mentre nel Nord resta sotto il 10%.
La laurea, quindi, aiuta ma non risolve tutto. In Sicilia studiare aumenta le possibilità di costruirsi un futuro, ma non garantisce le stesse opportunità offerte a un giovane che vive in un territorio economicamente più dinamico.
Ed è proprio qui che si trova una delle contraddizioni più amare: formare i giovani senza riuscire poi a offrire loro abbastanza occasioni significa rischiare di trasformare l'istruzione in un biglietto di sola andata verso altre regioni o altri Paesi.











