
A scuola si dovrebbe imparare, non avere paura che cada un pezzo di soffitto.
Eppure la fotografia pubblicata nelle ultime ore dal XXIV Rapporto di Cittadinanzattiva pubblicata in merito alla sicurezza degli edifici scolastici è impietoso: tra settembre 2025 e agosto 2026 sono stati 68 i crolli negli edifici scolastici italiani.
In particolare si sono registrati distacchi di intonaco, calcinacci, controsoffitti e cedimenti di solai.
12 le persone ferite, 8 delle quali studenti con gli infortuni degli studenti denunciati all'INAIL che sono arrivati a 80.871 nel 2025, con un aumento del 3,8%. Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce sono già state 47.748.
Nessun miglioramento: il dato è stabile rispetto all'anno precedente
Il dato è praticamente stabile rispetto all'anno precedente, quando gli episodi erano stati 71. E proprio questa stabilità è forse l'aspetto più inquietante: non siamo davanti a un'emergenza improvvisa, ma a un problema diventato strutturale.
Non ci sono stati miglioramenti, nonostante le solite promesse.
Al sud i problemi maggiori. Il rapporto 2026 non fornisce nel comunicato una suddivisione regionale dei 68 crolli.
Ma il dato dell'anno precedente raccontava già una situazione tutt'altro che rassicurante: 28 dei 69 crolli registrati nel 2023-24 si erano verificati nel Sud e nelle Isole.
E la Sicilia non è estranea a questa emergenza. Nel monitoraggio storico di Cittadinanzattiva, l'Isola aveva registrato 7 crolli in un solo anno, uno dei numeri più elevati tra le regioni meridionali.
Edifici vecchi e la metà senza norme antisismiche
Il problema affonda però le radici molto più indietro. L'età media degli edifici scolastici italiani è di circa 60 anni e il 49% è stato costruito prima del 1976, cioè prima dell'introduzione della normativa antisismica.
Il 59% non possiede il certificato di agibilità e il 58,36% è privo della certificazione antincendio.
Sono numeri nazionali, ma acquistano un peso diverso quando vengono calati nelle realtà meridionali, dove alle difficoltà delle amministrazioni locali si aggiungono spesso carenze infrastrutturali e ritardi nell'attuazione degli interventi.
Il PNRR non può diventare l'alibi per rimandare ancora
Il PNRR avrebbe dovuto rappresentare la grande occasione per ridurre questo divario. Ma anche qui il quadro non è uniforme.
Sul fronte delle mense, al 13 giugno 2026 risultavano conclusi o in collaudo 1.153 interventi, pari al 58%.
E Cittadinanzattiva segnala ritardi particolarmente significativi nelle regioni del Sud, con il rischio concreto che questi rallentamenti compromettano la capacità di creare nuovi posti nei servizi per l'infanzia.
Ed è proprio qui che il problema della scuola meridionale diventa politico.
Perché non si tratta più soltanto di mettere una toppa a un soffitto, installare un impianto di ventilazione o costruire una mensa.
Si tratta di decidere se un ragazzo che nasce in Sicilia, Calabria o Campania debba avere le stesse opportunità di chi nasce altrove.











