
Per una volta possiamo guardare una classifica internazionale senza dover necessariamente abbassare lo sguardo.
I quindicenni italiani si collocano sopra la media OCSE in Lettura, Matematica e Scienze.
Un risultato che, in un panorama internazionale caratterizzato da un generale arretramento delle competenze, appare certamente positivo.
Ma attenzione a trasformare una buona notizia in una medaglia al merito.
Perché il rapporto PISA 2025, al di là delle dichiarazioni entusiaste, racconta soprattutto una scuola italiana che ha resistito meglio degli altri, non necessariamente una scuola che ha fatto un salto di qualità.
Alla rilevazione hanno partecipato oltre 760 mila studenti di 91 Paesi ed economie. E proprio il confronto internazionale rende più significativo il risultato italiano: mentre molti sistemi educativi arretrano, l’Italia riesce a contenere le perdite e in Scienze registra persino una crescita rispetto al 2022.
Lettura e Matematica: la classifica sorride, i numeri un po' meno
In Lettura l'Italia ottiene 474 punti, ben sopra la media OCSE di circa 460. Sulla carta è un risultato eccellente.
Ma anche qui arriva il paradosso: nel 2022 avevamo totalizzato 482 punti.
Quindi gli studenti italiani non sono diventati improvvisamente più bravi. È soprattutto il contesto internazionale ad essere peggiorato più velocemente.
La stessa dinamica si ritrova in Matematica: 468 punti per l’Italia contro 463 della media OCSE. Siamo davanti a Paesi come Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia, ma nel 2022 avevamo raggiunto 471 punti.
È difficile, dunque, parlare di una scuola che accelera. Più corretto parlare di una scuola che regge mentre gli altri frenano.
E forse è proprio questa la vera notizia di PISA 2025.
Scienze crescono, ma non dimentichiamo da dove arriviamo
Il dato più interessante riguarda le Scienze. L’Italia arriva a 483 punti, contro i 482 della media OCSE. Nel 2022 erano 477 e nel 2018 appena 468.
Quindici punti recuperati in sette anni sono certamente un passo avanti. Ma basta guardare la serie storica per capire che non siamo di fronte a un miracolo: il risultato del 2025 riporta sostanzialmente l’Italia ai livelli del 2015 e resta ancora lontano dai 494 punti del 2012.
Insomma, recuperiamo terreno, ma sarebbe prematuro parlare di una vera inversione di rotta.
E soprattutto PISA non chiede ai ragazzi semplicemente di ricordare una formula o ripetere una nozione.
Misura la capacità di usare ciò che si è imparato per interpretare la realtà, valutare informazioni e prendere decisioni.
Ed è proprio questa la competenza che una scuola moderna dovrebbe mettere al centro.
Il voto della scuola non può dipendere dal conto in banca dei genitori
C'è però un capitolo che nessuna classifica internazionale può nascondere: la scuola italiana continua a essere fortemente influenzata dal contesto socio-economico di partenza.
In Scienze, gli studenti appartenenti al 25% più avvantaggiato raggiungono mediamente 518 punti, contro i 483 della media nazionale. Tra i più fortunati e i più svantaggiati si apre un abisso di 80 punti.
Un numero che dovrebbe pesare più di qualsiasi celebrazione.
Perché una scuola realmente inclusiva dovrebbe riuscire a ridurre il peso delle condizioni familiari, non limitarsi a fotografarlo.
È vero: l'incidenza dello status socio-economico in Italia è leggermente inferiore alla media OCSE. Ed è altrettanto vero che circa il 12% degli studenti provenienti dai contesti più difficili riesce comunque a raggiungere risultati eccellenti.
La buona notizia arriva proprio dagli studenti
Eppure, dentro questo quadro complesso, c'è un elemento che merita attenzione: i ragazzi non sembrano aver smesso di credere nella scuola.
Il 72% dichiara di essere curioso verso molte cose, mentre il 58% dice di impegnarsi maggiormente quando un compito diventa difficile. Ma soprattutto, soltanto il 18% considera la scuola una perdita di tempo, contro il 24% della media OCSE.
È forse questo il dato più importante.
Perché mentre adulti, politica e opinione pubblica discutono continuamente di una generazione disinteressata, svogliata e incapace di impegnarsi, i numeri raccontano un'altra storia.
I ragazzi non hanno necessariamente perso fiducia nello studio. Forse siamo noi adulti a doverci interrogare sulla scuola che stiamo offrendo loro.
Non basta essere migliori degli altri
PISA 2025 consegna quindi all'Italia una promozione, ma con riserva.
Siamo sopra la media OCSE. Bene.
Abbiamo resistito meglio di altri sistemi educativi. Bene.
In Scienze miglioriamo. Ancora meglio.
Ma una scuola non dovrebbe avere come obiettivo quello di essere semplicemente meno peggio degli altri.
Dovrebbe puntare ad alzare il livello di tutti, indipendentemente dal luogo in cui si nasce, dal reddito della famiglia o dalle opportunità offerte dal territorio.











