
Stasera l’Italia affronterà il Belgio allo Stadio Olimpico di Roma per il primo esame della seconda era Mancini, chiamato a ricostruire una Nazionale reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali.
E proprio per questo, tra i ragazzi della Generazione Z, l'entusiasmo sembra avere un limite ben preciso: la fiducia dovrà essere riconquistata sul campo.
Mancini? Sì, ma senza dimenticare il passato
Il ritorno del tecnico divide. Da una parte c'è chi ricorda l'Italia spettacolare del 2021 e il trionfo europeo, oltre alla lunghissima striscia di risultati positivi costruita nella prima gestione.
Dall'altra c'è chi non ha dimenticato il fallimento nelle qualificazioni al Mondiale 2022 e il successivo “tradimento” con l'addio alla Nazionale per i soldi degli arabi.
Anche nelle discussioni online dei tifosi emergono proprio queste due anime: Mancini è contemporaneamente il ricordo dell'ultima grande Italia e uno dei simboli delle contraddizioni che hanno accompagnato il calcio azzurro negli ultimi anni.
La vera domanda dei ragazzi: è cambiata la Nazionale o soltanto l'allenatore?
È questo il punto che interessa maggiormente ai giovani tifosi. Cambiare il commissario tecnico può bastare dopo tre Mondiali guardati dal divano?
La risposta della Generazione Z sembra essere piuttosto scettica. Il problema, infatti, non viene percepito soltanto come tecnico.
Sono proprio i calciatori a non convincere la Gen Z: a parte Palestra e Pio Esposito le nuove generazioni non vedono talenti emergenti in grado di dare una svolta.
E come dargli torto…
In effetti i numeri del calcio italiano raccontano un sistema che continua a faticare nel valorizzare i propri giovani: nella Serie A 2025/26 gli under 21 cresciuti nei vivai dei club hanno rappresentato appena il 5,6% del minutaggio complessivo, contro il 12,6% della media mondiale.
E allora la richiesta dei ragazzi è semplice: meno promesse e più spazio ai giovani realmente in grado di cambiare la squadra.
Anche la Federazione è sotto esame
Il problema di credibilità non riguarda soltanto Mancini. La mancata qualificazione al Mondiale 2026 ha aperto una nuova discussione sulla gestione del calcio italiano e sulla responsabilità dei vertici federali.
Dopo l'eliminazione contro la Bosnia ai rigori, non sono mancate richieste di cambiamento ai vertici della FIGC.
Per una generazione abituata a commentare immediatamente ogni partita sui social, la pazienza è poca.
La Nazionale non viene più giudicata soltanto per il risultato: contano il gioco, le scelte, il coraggio e soprattutto la sensazione che esista finalmente un progetto.
Nell'attesa che tutto ciò arrivi a guardare la Nazionale stasera saranno probabilmente pochi ragazzi.











