
Ogni settembre la scuola italiana e in particolare quella del Sud si ritrova davanti allo stesso problema, come se fosse una sorpresa: il caldo.
Le temperature restano elevate, le aule sono ambienti dove sudare senza muoversi è la norma e torna puntuale il dibattito sull'opportunità di posticipare l'inizio delle lezioni.
Soprattutto quest'anno che il caldo è stato record e si prevedono picchi massimi anche fino a fine mese.
I sindacati chiedono il posticipo dell'apertura
In questi giorni i sono stati i Sindacati a far sentire maggiormente la loro voce, chiedendo il posticipo dell'apertura delle scuole.
Ma davvero il problema è il calendario scolastico?
La risposta, evidentemente, è no. Spostare di qualche giorno il rientro può al massimo rinviare il problema, non risolverlo.
Anche perché per fare ciò si dovrebbe posticipare anche la data di chiusura delle lezioni a fine Giugno (visto che devono essere garantiti almeno 200 giorni di lezione l'anno) e ciò porterebbe comunque a fare lezione in un mese caldo e andrebbe contro le esigenze delle famiglie.
E allora cosa fare?
La risposta tardiva del Ministero: 20 milioni per il raffrescamento
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato nelle ultime ore un piano di 20 milioni di euro per acquistare apparecchi e dispositivi di raffrescamento destinati alle scuole.
Un intervento certamente utile, ma difficile da considerare risolutivo davanti a un problema che riguarda l'intero patrimonio edilizio scolastico e siamo già a Settembre.
I tempi tecnici per installarti in tutto il Paese non ci sono, andava fatto prima.
Il Ministero parla inoltre di un piano più ampio per l'efficientamento energetico e richiama Comuni, Province e Città metropolitane alle proprie responsabilità.
Il problema degli edifici vecchi e malridotti
Lo Snals invita a guardare al problema per quello che è: non è la data di apertura delle scuole a essere sbagliata, sono spesso le condizioni degli edifici a essere inadeguate.
Aule surriscaldate, infissi datati, assenza di climatizzazione e mancanza di schermature solari non possono essere affrontati ogni anno con una discussione sull'eventuale rinvio delle lezioni.
Anche la Uil Scuola parla di una semplice soluzione tampone.
Circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975 e la maggior parte delle scuole non dispone di sistemi di condizionamento.
Numeri che raccontano meglio di qualsiasi slogan quanto sia urgente un intervento strutturale.
Il cambiamento climatico ha trasformato quelle che un tempo erano giornate eccezionalmente calde in condizioni sempre più frequenti. Continuare a considerarle un'emergenza occasionale significa, semplicemente, non voler vedere il problema.
E al Sud le scuole rischiano di diventare saune
La situazione diventa ancora più difficile nelle regioni meridionali. Nel Siracusano, ad esempio, solo il 6,8% degli istituti dispone di impianti di climatizzazione adeguati. Nel Lazio la percentuale scende addirittura all'1,6%, il dato più basso d'Italia.
A Palermo la Flc Cgil ha lanciato l'allarme sulle condizioni climatiche degli edifici scolastici, dove le temperature possono rendere particolarmente complicate proprio le prime settimane dell'anno.
È difficile non chiedersi quale sia il senso di parlare di comfort e qualità dell'apprendimento quando in una parte consistente delle scuole italiane manca persino la possibilità di garantire temperature accettabili nelle aule.
E qui il discorso riguarda soprattutto il Mezzogiorno, dove il caldo di settembre non rappresenta un'eventualità imprevedibile.
Se sappiamo da anni che determinate zone raggiungono temperature elevate, perché continuiamo ad arrivare a settembre senza aver adeguato gli edifici?
Alcuni istituti interverranno da soli: tre ore per i primi giorni
Dato che una soluzione nell'immediato non c'è, alcuni istituti nei collegi docenti e nelle riunioni di inizio anno hanno deliberato questa soluzione: lezioni dalle 8 alle 11, almeno per i primi giorni.
Poi si vedrà se prolungare fino alle 12, le 13 o le 14 in base alle temperature.
In realtà l'orario ridotto ad inizio anno scolastico c'è sempre stato. Sia per una questione di temperature, ma anche per far abituare i ragazzi al rientro gradualmente e perché spesso non sono ancora stati nominati tutti i docenti.
Ma quest'anno nessuno pensa ad altri motivi se non quello di rendere meno terribili le mattinate di docenti e alunni.











