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80 anni dopo il referendum: cosa avrebbero scelto i giovani d’oggi tra Monarchia e Repubblica?

2026-06-02 06:00

Valerio Saitta

Apertura, attualità,

80 anni dopo il referendum: cosa avrebbero scelto i giovani d’oggi tra Monarchia e Repubblica?

Lo abbiamo chiesto agli studenti delle scuole siciliane. Vince la Repubblica, ma a destare perplessità è il fatto che molti sanno poco di quel momento storico

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Lo abbiamo chiesto agli studenti delle scuole siciliane. Vince la Repubblica, ma a destare perplessità è il fatto che molti sanno poco di quel momento storico.

 

Sono passati 8 decenni da quello storico 2 giugno 1946 che ha cambiato profondamente la nostra Italia. E a tal proposito, data la ricorrenza di quest’anno, noi di Sudlife abbiamo voluto fare un sondaggio tra gli studenti di alcune scuole secondarie siciliane (11-18 anni). La domanda è semplice, ma continua ad avere un fascino sorprendente anche per i più giovani: meglio la Repubblica o la Monarchia?

È da questo interrogativo che nasce il sondaggio che abbiamo realizzato: “Se fossimo tornati indietro agli anni del dopo guerra, cosa avreste votato al referendum tra monarchia e repubblica?”. E le risposte ci dicono molto del rapporto che le nuove generazioni hanno oggi con la politica, lo Stato e le istituzioni.

La maggior parte dei giovani intervistati si è detta favorevole alla Repubblica. Le motivazioni cambiano, ma il filo conduttore è quasi sempre lo stesso: l’idea di poter scegliere democraticamente chi governa il Paese viene percepita come una conquista irrinunciabile. Per molti ragazzi la monarchia appare un modello antico e poco compatibile con il concetto moderno di rappresentanza.

Tra le risposte più frequenti emerge infatti la convinzione che “il potere non debba essere ereditato” e che una carica istituzionale debba dipendere dal consenso dei cittadini. Alcuni giovani collegano direttamente la nascita della Repubblica italiana ai valori della Costituzione, della libertà e della partecipazione democratica.

Ma il sondaggio ha mostrato anche qualcosa di più interessante: molti ragazzi conoscono poco di quel momento storico. Alcuni sapevano dell’esistenza del referendum del 1946, altri ignoravano completamente il ruolo della monarchia durante il fascismo e la Seconda guerra mondiale. Per diversi studenti, la scelta tra monarchia e repubblica è stata affrontata più “di pancia” che sulla base di una reale conoscenza storica.

C’è poi una minoranza di ragazzi che ha dichiarato che avrebbe votato Monarchia. Non tanto per nostalgia storica o per convinzione politica, quanto per il fascino che ancora oggi le monarchie esercitano sull’immaginario collettivo. Pur non considerandola la forma di governo ideale, alcuni giovani ammettono di essere attratti dalla solennità delle cerimonie reali, dal protocollo, dai simboli e dal prestigio che circonda soprattutto la famiglia reale britannica.

L’immagine dei reali inglesi continua infatti ad avere un’enorme forza mediatica tra le nuove generazioni: matrimoni seguiti in tutto il mondo, incoronazioni spettacolari, eventi ufficiali ricchi di tradizione e una narrazione quasi cinematografica che sui social conquista milioni di ragazzi. Per alcuni intervistati, la monarchia rappresenta quindi più un simbolo di eleganza, continuità e identità nazionale che un vero modello politico da applicare all’Italia.

 

Queste opinioni, pur minoritarie, raccontano però un malessere reale: molti giovani si sentono distanti dalle istituzioni, poco rappresentati e spesso delusi dalla politica contemporanea. In questo senso il sondaggio non parla soltanto del passato, ma soprattutto del presente.

I giovani di oggi vivono immersi nell’attualità, nei social e nella comunicazione veloce, ma spesso percepiscono la storia politica italiana come qualcosa di lontano.

 

A ottant’anni dal referendum che cambiò la storia d’Italia, la domanda resta quindi attuale perché costringe le nuove generazioni a interrogarsi su temi fondamentali: il valore del voto, il significato della democrazia e il rapporto tra cittadini e Stato.

 

E poi resta la grande perplessità: com'è possibile che pochissimi ragazzi sconoscano quel periodo storico?
E' ora che la scuola si metta in discussione seriamente e compia una seria riformulazione dei programmi di storia una volta per tutte. 

Per noi la soluzione è chiara: non importa in che periodo storica si sia arrivati nel corso del triennio o del quinquennio. All'ultimo anno si deve studiare solo il '900.
 

SudLife

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