
Può lo studio essere un mestiere e avere una retribuzione economica?
Generalmente no, ad eccezione delle borse di studio e dei dottorati di ricerca, si studia oggi per avere tra le mani un mestiere dignitoso e remunerativo domani.
Eppure in Calabria da qualche settimana c'è una svolta in tal senso. La Regione ha infatti introdotto il “Reddito di Merito”, un assegno mensile che può arrivare fino a 1.000 euro per gli studenti che si distinguono nel loro percorso di studi.
Il progetto prende forma attraverso un accordo tra il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e i rettori delle università calabresi. L’idea è chiara: offrire una sorta di “stipendio” agli studenti più brillanti affinché scelgano di formarsi negli atenei locali, invertendo – almeno nelle intenzioni – una tendenza ormai strutturale.
Non è solo una misura economica, ma anche una mossa politica, dato che con ciò si prova a contrastare la fuga di cervelli verso l'estero o il Centro-Nord.
I numeri aiutano a comprendere la portata del problema. Oltre 21 mila universitari calabresi, pari al 37% del totale, studiano fuori regione. Un dato che colloca la Calabria tra i territori più colpiti dal fenomeno, anche se non ai vertici assoluti, detenuti da Puglia e Basilicata. Ma dietro queste cifre si nasconde una realtà più complessa: partire non è sempre una scelta libera, spesso è una necessità.
Non sorprende, allora, che la misura abbia incontrato un favore diffuso tra i giovani. Il sondaggio condotto da Skuola.net tra gli studenti restituisce un quadro articolato: il 63% si dice favorevole, il 26% contrario, mentre una minoranza resta in attesa di giudizio. Nei commenti emergono due visioni opposte. Da una parte, chi legge la misura come un riconoscimento finalmente concreto dell’impegno; dall’altra, chi teme un aumento della pressione e una competizione sempre più esasperata.
Tra chi la considera un passo nella giusta direzione ne auspica anche l’estensione ad altre regioni. Ma il consenso non è unanime, e il dibattito che si è acceso racconta bene le tensioni che attraversano il tema.
Ma in cosa consiste nel dettaglio il “Reddito di Merito”?
Per gli studenti residenti in Calabria iscritti ai tre principali atenei regionali – l’Università della Calabria di Rende, la Magna Graecia di Catanzaro e la Mediterranea di Reggio Calabria sono previsti dei compensi economici al raggiungimento di determinati standard accademici.
Lo stanziamento previsto è di 15 milioni di euro l’anno, distribuiti ai ragazzi in base alla media voti:
- 500 euro al mese per chi si colloca tra il 27 e il 28
- 750 euro tra il 28 e il 29
- fino a 1.000 euro per chi supera il 29.
Ma non basta ottenere buoni voti: è richiesta anche la regolarità negli studi, con il completamento dei crediti previsti entro le scadenze stabilite.
La misura si estende anche alle matricole, selezionate sulla base del voto di maturità (almeno 95/100) e dei risultati nei test d’ingresso, riservando l’accesso al 10% migliore.
Per gli studenti magistrali, invece, è necessario aver conseguito una laurea triennale con almeno 108/110. Fin dall’inizio, dunque, il filtro è rigoroso.
Qui sta il punto più innovativo e più controverso. A differenza delle tradizionali borse di studio, legate al reddito familiare, questa misura prescinde dall’ISEE e premia esclusivamente i risultati.
Non solo: il contributo è cumulabile con altre agevolazioni. Chi ne ha i requisiti può sommare il “Reddito di Merito” alla borsa di studio classica, arrivando in alcuni casi a un sostegno economico significativo, capace di incidere davvero sulla qualità della vita universitaria.
È proprio questa impostazione a sollevare le principali perplessità. Se da un lato premiare l’eccellenza appare una scelta condivisibile, dall’altro si affacciano interrogativi inevitabili: cosa accade a chi non può dedicarsi esclusivamente allo studio?
A chi lavora per mantenersi? Il rischio, sottolineano alcuni, è che il merito, isolato dal contesto sociale, finisca per accentuare le disuguaglianze invece di ridurle.
Al di là delle divisioni, un risultato è già evidente: il “Reddito di Merito” ha acceso una discussione che va oltre i confini regionali. Non riguarda solo la Calabria, ma il modo in cui l’Italia sceglie di investire sui propri giovani.
Resta da capire se questo intervento riuscirà davvero a trattenere studenti e competenze o se resterà un segnale forte, ma isolato.
In ogni caso, la domanda è ormai sul tavolo: quanto vale, davvero, il merito?











